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JEAN LOUIS DAVID, UNA STORIA DI AMICIZIA E DI SUCCESSO

Roberto Corani: la coiffure democratica, la nostra rivoluzione

Se ne è andato a 85 anni. Aveva lasciato il suo lavoro da tempo e viveva tra la Svizzera e le Isole Cayman. Jean Louis David era uno dei simboli dell’hairstyle internazionale: dalle sue mani di artista erano passate le grandi celebrità del nostro tempo. Immagini mozzafiato immortalate da grandi fotografi internazionali come Helmut Newton. Tutti lo conoscono per i saloni che portano il suo nome. In pochi sanno, però, che a convincerlo a votarsi al business fu un imprenditore italiano, Roberto Corani. Ci vollero anni ma alla fine Corani ebbe la meglio e il progetto prese forma. Poi negli anni 80 nacque la coiffure democratica… un’avventura straordinaria.

Lei ha avuto la fortuna di conosce Jean Louis David meglio di tanti altri. Qual è la sua qualità che merita di essere ricordata più di tutte?

Era totalmente proiettato nel futuro. Per lui “oggi” era già un giorno del passato. A portarlo un passo avanti rispetto a tutti gli altri stilisti fu un’idea geniale: la concettualizzazione della pettinatura, la consapevolezza che alla base di un’acconciatura c’era un metodo riproducibile che lui chiamava “Engineering”.

L’uomo Jean Louis aveva una determinazione e un carisma straordinari: seguiva ogni dettaglio e sceglieva personalmente le sue muse. Creativo e appassionato, per valorizzare il suo lavoro autoproduceva le videocassette ed era il fotografo delle sue stesse creazioni. Sul palco affascinava il pubblico con la sua classe, era considerato “One man show” dagli addetti ai lavori.

Uno stile unico, intramontabile e irriverente, proprio come lui.

L’”engineering” è stata la prima grande intuizione e poi?

Il suo esordio pubblico fu con Kim Novak star di Hollywood che recitò con l’iconico taglio “4.7.7.” nel film di Alfred Hitchcock “Vertigo”. Già allora David era avanti di 20 o 30 anni rispetto a tutti gli altri. Era capace di scoprire prima degli altri un viso: pensate che anche Monica Bellucci fu scoperta per la prima volta da lui. Iniziò come sua modella. Riusciva a vedere una donna in modo diverso da come si presentava. Quando lo incontrai per la prima volta a Parigi restai folgorato dal suo gusto, dal suo modo di pensare e dalla sua visione della professione e intuì subito il suo grandissimo potenziale.

David ha sempre messo la donna al centro, le sue creazioni erano capaci di trasformarla in un’icona di stile. Chi aveva l’onore di indossarle era catapultata nel futuro con una personalità nuova e di rottura con gli schemi del passato.

Ci sono delle immagini che hanno letteralmente fatto il giro del mondo proprio per questo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché tanti anni fa scelse di lavorare proprio con un parrucchiere francese e non cercò altri in Europa?

Prima di conoscere David avevo lavorato con Sassoon. L’Accademia di Londra lavorava su un piano bidimensionale, compatto: le acconciature erano geometria pura in stile British. David veniva da un paese latino: la sua tecnologia di hairstyle si sviluppava nello spazio, le sue acconciature erano vaporose e naturali e valorizzavano i lineamenti della donna tirando fuori il meglio da ogni volto.

Anche la sua concezione del salone di qualità andava oltre gli standard dell’epoca. Per trasmettere le sue tecniche d’acconciatura aveva ideato il sistema delle videocassette che riproducevano le varie fasi della creazione di una pettinatura. Aveva scelto questo metodo video perché annullava il condizionamento emotivo: riteneva che la ripresa con la fotocamera conferisse maggior obiettività ai suoi insegnamenti. Per David anche l’aspetto pedagogico aveva un grande valore.

Tanti giovani acconciatori oggi non immaginano che alla base dei tagli scalati e del concetto di moda capelli che vivono in salone ogni giorno c’è la sua firma.

C’è chi dice che fu lei a convincere Jean Louis David a fare un salto di qualità. Cosa successe dopo il vostro primo incontro a Parigi?

Nel 1971 ho ottenuto il nostro primo incontro di affari. Ma ci misi ben cinque o sei anni a convincerlo ad ampliare gli orizzonti: quello che stava facendo con le videocassette era un lavoro eccellente, ma si poteva fare molto di più. Aprimmo la nostra prima Accademia a Parigi nel 1978 e da qui ebbe inizio la fantastica avventura che oggi conoscete.

Come è nata la coiffure democratica?

Iniziammo con il franchising Jean Louis David Diffusione. Servivano parrucchieri di elevata qualità, con una personalità decisa e definita. Aprimmo solo 50, 60 saloni: mancavano i parrucchieri adatti e la formula non era per tutti, aveva un posizionamento molto alto che spesso metteva in soggezione i clienti.

Erano gli anni 80 e la parola d’ordine divenne “diversificare”.

Con la stessa marca, le stesse immagini, lo stesso arredo e lo stesso stile dovevamo conquistare tutta la clientela, senza limiti, puntando sulla commercialità. Questo era un concetto democratico!

E così creammo il “Quick Service”: il salone con i prezzi competitivi scritti in grande sulle vetrine. Ne aprimmo uno alla periferia di Parigi: fu un successo enorme perché avevamo imparato ad adattarci a tutte le borse.

Poi ragionammo sui quartieri prestigiosi delle grandi città con la formula “Tradition”. Più tardi arrivò il “Mister Shop”, il salone dedicato solo all’uomo. Fu un altro bersaglio centrato. Il “Just a cut”, il salone esclusivamente dedicato ai servizi veloci di taglio e piega a un prezzo conveniente, sancì definitivamente la nascita di quella che oggi chiamiamo la “coiffure democratica”.

Cosa devono a Jean Louis David i parrucchieri italiani?

Sicuramente la tecnica di fabbricazione dell’acconciatura: Un processo che attraverso il giusto procedimento anticipa i tempi ed è facilmente trasmissibile.

La moda passa, non bisogna fossilizzarsi su un taglio di successo o una acconciatura ben riuscita, ma continuare a sperimentare con umiltà e con metodo per essere moderni ed evolutivi.

Mai sentirsi arrivati, il futuro si costruisce ogni giorno con la passione, il metodo e la determinazione.

Questa è la sua più grande eredità.

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